La storia di Don Zanni

Don ZanniAveva un sacco di problemi da affrontare don Artemio, appena tornato dalla guerra e spedito a Felina, in un paese di montagna povero e lacerato dal conflitto. Ne aveva abbastanza, senza bisogno di cercarne altri. Però non poteva dimenticare gli ultimi rantoli di confidenza di tanti suoi ragazzi che la guerra aveva spazzato via. Li aveva seguiti in Germania, benché in quanto prete fosse libero di tornarsene a casa, e tanti ne aveva lasciati, sepolti in quella terra fredda. Prima di morire molti gli avevano raccomandato i loro piccoli a casa, divenuti orfani troppo in fretta.

Don ZanniAveva promesso di farsene carico, ma la genialità di don Artemio non si contentò di essere fedele alla parola data. Egli riuscì a coinvolgere in questa impresa tutta una comunità: un intero paese, piegato dalla miseria e sfregiato dalle ferite fresche di una guerra civile, si raccolse per prendersi cura dei piccoli orfani. “Casa nostra” fece davvero onore al suo nome semplice e pretenzioso, diventando la casa di tutti.

I piccoli orfani della grande guerra si ritrovarono al centro di una gara di solidarietà, che alle strettezze di un’epoca durissima seppe opporre il calore di una generosità diffusa.  I piccoli orfanelli divennero grandi. Altri ne seguirono non più segnati dalla guerra. La povertà di Felina, come quella del paese intero, si tramutò in benessere diffuso. Le istituzioni presero ad occuparsi in modo più sistematico delle sacche di povertà che resistevano al progresso. L’esigenza di una simile opera venne ad affievolirsi e con essa la centralità di “Casa nostra” a Felina.

Don Zanni ci lasciò per il cielo, la parrocchia tornò di là dal colle del “salame” e rimasero dei muri, freddi e vuoti.

Casa NostraCon l’arrivo del nuovo millennio, tuttavia, ci accorgiamo che le istituzioni non bastano a rispondere ai bisogni della società. Ci accorgiamo che le nostre case piene di ogni comodità non ci bastano se non troviamo una casa più grande dove sentirci fratelli. Ci accorgiamo che i poveri sono ancora tanti, anche se cambiano situazioni, volti, linguaggi, bisogni.  Nasce allora la sfida di ritrovare in “casa nostra” un luogo di solidarietà diffusa, che riesca a catalizzare le energie di Felina e della montagna in una opera di attenzione e sostegno ai più deboli della nostra società.

Cominciamo a ritrovarci, a interrogarci, a parlarne. Chiediamo aiuto a chi ne sa di più e scopriamo che c’è una povertà tragica, ma nascosta, che riguarda le madri abbandonate con minori. Andiamo a conoscere alcune esperienze dove attorno alla casa delle mamme e dei bambini si è tessuta una rete di famiglie e di volontari che accolgono e sostengono. Intravediamo una bella collaborazione tra il personale professionale che fornisce le necessarie competenze e questa rete che crea un clima, un calore umano che è terreno fondamentale di qualsiasi azione di aiuto.

Ecco come nasce la Fondazione don Artemio Zanni. È un gruppo di persone che da oltre un anno si interroga e sogna di coinvolgere tanti, tantissimi in questo progetto. L’impresa è smisurata rispetto alle risorse. Non abbiamo niente se non dei muri da ristrutturare e una grande idea: ritrovare l’entusiasmo generoso di quel gigante che fu don Zanni. E soprattutto abbiamo bisogno di tutti. Nessuno è estraneo a questo progetto. Abbiamo scelto la formula della Fondazione di partecipazione perché permette di mantenere fede agli intenti originari e nello stesso tempo consente la partecipazione di tutti.

Nessuno può dire “non c’è bisogno di me”. E allora cominciamo, abbiamo tanto da fare. E che tutti sentano che questa è “casa nostra”.